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DINTORNI 6 - Luglio 2010

ANITA, il più giovane dei nostri paesi

Vander Penazzi, anitense di adozione, ci racconta in un'intervista la breve ma intensa storia di Anita. Questo piccolo centro sorge là dove il corso del fiume Reno, ex Padus Primarius, appoggia i suoi argini alle acque delle valli di Comacchio, nel territorio dell’Antica Humana.

di Carolina Cavedagna

Nato a Longastrino sessantasei anni fa, il signor Penazzi da più di cinquanta vive ad Anita. Negli anni si è affezionato alla sua “seconda patria”, tanto da aver sentito la necessità di indagarne la storia e le origini.
Sig. Penazzi, come ha cominciato a fare ricerche?
«Nel 1975 fui incaricato dal Consiglio di frazione di compiere una ricerca storica a seguito di una richiesta degli insegnanti della scuola elementare di Anita, e da quel momento non ho più smesso! Durante il lavoro, io, non nativo di Anita, mi sentii emotivamente coinvolto da quanto era emerso dalla iniziale ricerca, e continuai il lavoro a titolo personale. Ho consultato libri e documentazioni varie ma soprattutto ho raccolto testimonianze dirette dei protagonisti di tali avvenimenti».
A che periodo risale la prima testimonianza di un nucleo abitato?
«Già in epoca romana erano presenti piccoli insediamenti nella zona chiamata Humana, quindi ho cominciato le mie ricerche a partire da quel periodo. Inoltre proprio in epoca romana, circa nel 30 a.C., l'imperatore Ottaviano Augusto creò la Fossa Augusta, per unire il porto di Ravenna al ramo meridionale del Po agevolando così l'attività commerciale».
Da cosa deriva il particolare nome di Valle Humana?
«Non se ne conosce esattamente l'origine, ma ci sono numerosi reperti e testimonianze scritte che si riferiscono alla zona con questo nome, zona che terminava nel paese di Sant’Alberto e che era sotto l’egemonia dei Duchi d’Este. L’argine che porta a Madonna del Bosco è ancora quello dell’antica Valle».
I Duchi d'Este sono sempre stati attratti dalle nostre zone. Sappiamo che a San Biagio hanno lottato duramente contro i Veneziani per mantenere il dominio, punto cruciale tra Comacchio, Ravenna e Ferrara. Cos'aveva di particolare invece il territorio di Anita?
«Il paese sorge sul lato sinistro del fiume Reno, ex Padus Primarius, navigabile e percorribile a favore di corrente, ma anche controcorrente: le imbarcazioni procedevano trainate da uomini e animali che avanzavano lungo le alzaie degli argini, percorsi creati appositamente sul lato sinistro del fiume. Quindi sull'argine nord del Padus passavano tutti coloro che erano diretti non solo verso Ravenna, ma anche verso le località interne della Pianura Padana, fino a raggiungere Lombardia e Piemonte».
Sembra di capire che la storia di questo paese non sia ben delineata nel senso classico in cui in genere si studia.
«Sì, si può dire che quella di Anita non sia una vera e propria storia, ma piuttosto una serie di fatti e di coincidenze. Ad esempio deve il suo nome alla storica compagna di Garibaldi che passò per il paese con lui poco prima di morire».
A quando risale l'idea della fondazione  ufficiale del paese?
«Il periodo coincide con quello delle opere di bonifica. Quando il progresso tecnico lo permise, con l’utilizzo delle macchine a vapore il Consorzio Idraulico Argentano diede inizio ad un programma di bonifica dei terreni. Partito da Argenta sul finire del XIX secolo, raggiunse queste zone fra il 1920 ed il 1930; lo stesso programma prevedeva anche la fondazione di un nuovo centro abitato, quello appunto di Anita».
Da dove nasce l'idea della fondazione?
«Era sorta la necessità di creare un paese per i lavoratori delle terre limitrofe, che venivano da Longastrino e Alfonsine. Essendoci allora pochi mezzi di trasporto - la gente si spostava a piedi o in bicicletta considerate le scarse disponibilità economiche - Anita è stata una tappa obbligatoria dell'opera di bonifica, ed è anche l'ultima iniziativa del Consorzio Idraulico Argentano».
Se l'opera di bonifica ha raggiunto la zona negli anni Trenta, significa che la fondazione di Anita è avvenuta di recente.
«Esatto, Anita è molto giovane rispetto agli altri paesi del Comune: la sua fondazione ufficiale risale al 1939. Dopo la bonifica, sorsero la scuola, la chiesa e il palazzo del fascio - oggi Cà Anita, ndr - . Alla realizzazione di queste opere però non subito si accompagnò una disponibilità economica adeguata; le retribuzioni  dei braccianti erano misere, insufficienti a sfamare i propri figli. Inoltre molte famiglie vivevano nelle baracche costruite per dare alloggio ai soldati durante la Prima guerra mondiale, e le abitazioni vere e proprie non saranno costruite fino agli anni Cinquanta».
Infatti subito dopo la fondazione la guerra peggiorò la situazione. Fu proprio in questi anni che il ruolo degli abitanti di Anita e di Madonna del Bosco fu decisivo...
«Anita è stata protagonista di un  fatto storico unico nel suo genere: qui, durante la Resistenza, uomini e donne furono davvero fondamentali nella lotta per la libertà, la giustizia e l’emancipazione sociale. Ad Anita, e in nessun altro luogo del territorio, il paese ha fatto fronte comune alla guerra concorrendo alla costituzione della famosa Colonna Wladimiro, un'unità di 450 uomini combattenti e affiancati dalle donne. Detta formazione ebbe un ruolo indispensabile nella battaglia per la liberazione di Ravenna e dei territori a nord della città».
Successivamente alla guerra dicevamo che il paese comincia a crescere e si costruiscono le prime abitazioni dei cittadini, oltre a quelle degli operai.
«All'inizio degli anni Cinquanta, dopo la guerra, la gente cercò la rinascita costruendo case ed edifici, e il Comune aiutò la popolazione costituendo un piano regolatore per facilitare le cose. Inoltre nello stesso periodo la zona fu meta di migrazioni dei montanari che scesero in paese dall'Appennino forlivese in cerca di migliori condizioni e opportunità di lavoro. In quegli anni Anita arrivò a contare addirittura milletrecento abitanti, mentre oggi siamo poco più della metà».
Per quale motivo?
«Soprattutto a partire dalla seconda metà degli anni Sessanta, i giovani hanno cominciato a spostarsi per cercare lavoro nelle fabbriche di Alfonsine e lì sono rimasti. Anita oggi vive nella gloria e nel ricordo di tutto un popolo che si gettò nella guerra per riaffermare i valori di libertà e giustizia che sono diritto di tutti».


I libri di Vander Penazzi
Anita. Dall'Antica Humana al 7 aprile 1945. Una terra, la sua gente - 2007, Tipolito Grafica Alfonsinese - Alfonsine (RA).
La nostra voglia di vivere - 2009, Edizioni Antica Humana - Anita (FE).





DALL'ALTO A SINISTRA, IN SENSO ORARIO

Scariolanti al lavoro durante le opere di bonifica (1920 - 1930)

In questo periodo si realizzarono le bonifiche Mantello, Montecatina ed Umana, con la costruzione del relativo impianto idrovoro.
Posa della prima pietra del paese
Il 21 dicembre 1939 il generale Italo Balbo inaugura la fondazione di Anita in presenza delle autorità locali.
Impianto idrivoro Umana
L'impianto, entrato in funzione nel 1930, ha subito negli anni migliorie tecniche ed è tuttora funzionante.
Ex Casa del Fascio, oggi Cà Anita
Unico esempio di architettura del Ventennio rimasto nel nostro territorio. Gestita da Terre Srl, la struttura è sede del Centro Civico Polifunzionale.



 
Distribuzione gas

Delibera ARG/com n. 146/11 e s.m.i.
Allineamento delle anagrafiche dei punti di prelievo

Rapporto di Sostenibilità 2017
Rapporto di Sostenibilità 2017 Sostenibilità economica, sociale ed ambientale nei rapporti con il territorio, nell'erogazione dei servizi, nella pianificazione degli investimenti e negli impegni assunti
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